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Controcorrente

MUSIC: Andrea Romano


Parole e musica da un lato, colore e forma dall’altro. Sono i quattro fili che si intrecciano a tessere il finissimo mondo poetico di un autore poliedrico, che, in un tempo in verità sorprendentemente breve, ha inaugurato un percorso artistico in cui liberare verso l’esterno un’energia espressiva annidata nel profondo, coltivata da sempre come ricerca interiore e finalmente sbocciata con una spontaneità quasi disarmante. Bresciano, classe 1965, Andrea Romano nasce come pilota di auto da rally (nella sua carriera automobilistica ha ottenuto discreti piazzamenti),  ma successivamente cresce come imprenditore. A 36 anni decide di dedicarsi interamente all’arte, di sperimentare nuove strade e nuove esperienze, e si mette in gioco, con umiltà e impegno. Sente l’esigenza di imparare a suonare il pianoforte e lo fa. Decide di imparare a cantare e lo fa. E nel frattempo frequenta laboratori teatrali per una vera e propria full immersion nel mondo dell’arte e della creatività. Quando si rende conto che la sua arte ha bisogno di immagini, impara a dipingere. Poi passa ai disegni digitali, che rimandano alla poetica scanzonata del fumetto, e fonde le sue opere grafiche raffinate, eleganti e leggere con la melodia, per dare vita a un’opera non solo visibile ma anche ascoltabile grazie a questo suo progetto discografico. In sostanza, Andrea sente che le emozioni, la semplicità, e la cultura che stazionano dentro di lui vanno espresse e condivise con gli altri. In modo raffinato, ma popolare, autentico ma elegante. Come lui stesso si presenta. “Parole e musica nascono, per quanto mi riguarda, quasi sempre insieme – spiega ANDREA ROMANO – Mi metto al pianoforte, comincio a suonare qualcosa, trovo una melodia, e subito si intersecano parole e frasi che non trovo nella memoria. Nuove e  sconosciute. Poi aggiusto, taglio, cucio e confeziono.”
Ufficio stampa: Parole & Dintorni
Intervista a cura di Francesca Ancona

1) Andrea posso dirti che sei geniale? Imparare a suonare il pianoforte, a dipingere, a cantare a 36 anni, tutte attività che richiedono anni di studio (infatti solitamente s’inizia da bambini)

Ti ringrazio per l’attestato di stima ma, personalmente, credo che il genio si annidi altrove :-). Quel che ho fatto è molto più “semplice” e concreto: tanta applicazione ed esercizio, il tutto mosso da una forte passione (e quindi non dalla Volontà ma dal piacere). Ho avuto un buon maestro di pianoforte, Marco Cremaschini del gruppo Hippie Tendencies di Brescia, jazzista di grande talento e pazienza… Gli ho manifestato la mia priorità, ovvero quella di scrivere canzoni, e abbiamo così un po’ eluso tutta la parte di studio canonico per concentrarci sugli accordi e l’armonia. Ho passato anni, non ancora terminati, fatti di ore e ore al piano. Non diventerà mai un talento dal punto di vista esecutivo ma ho quel che mi basta per poter comporre.

2) Un pilota di Rally di successo che lascia tutto e si butta nell’arte, cos’è scattato in te in quegli anni?

Avevo già chiuso da qualche anno con i rally per dedicarmi all’attività lavorativa. Ho smesso con le corse un giorno, quando guardando le scarpate, i muri e gli alberi che circondavano i percorsi di gara mi è sorto il pensiero della paura. Avevo fatto due o tre brutti incidenti consecutivi e, sino ad allora, non avevo mai considerato tale eventualità ma è accaduto. Mi chiedevo cosa sarebbe successo alla mia piccola azienda appena nata se io mi fossi trovato per qualche mese in un letto di ospedale. Così ho smesso… senza patimenti. Ogni cosa ha un inizio e una fine.

3) “Quante stelle un solo cielo” il tuo album, un album molto introspettivo e profondo, i testi sono legati quasi fosse un romanzo. Cosa ti ha ispirato? com’è nato questo riuscitissimo progetto?

Il mio modo di scrivere canzoni è abbastanza particolare. Mi siedo al piano, suono qualcosa e nascono i testi contemporaneamente. Lo dico spesso: non so come ma avviene. Naturalmente i testi non sono corpi estranei a me ma non sono scritti a tavolino. Li lascio fluire perchè in questo modo le parole si amalgamano meglio con la musica. Le parole sono suono. Molte volte preferisco usare un termine più musicale che esplicito. La storia che nasce tra le tracce del disco non è cercata ma credo sia una conseguenza di questo lasciarsi andare.

4) La necessità di unire musica ad arte figurativa, un’idea originale e molto raffinata, com’è arrivata?

Anche questa senza cercarla. Scrivo canzoni e disegno. Le due cose sono in stretto contatto poichè sono sempre io a compiere il gesto. I disegni nascono come le canzoni. Faccio uno scarabocchio, lo osservo un po’ come si faceva da piccoli con il gioco delle nuvole che assumono forme nell’immaginazione, ci vedo qualcosa e poi sviluppo il tema. Quel che vedo/vediamo è sempre una parte di noi. Nessun uomo può vedere altro nel mondo se non se stesso. Se ci pensi è così: l’alfabeto decodificatore delle cose è sempre interiore. E da qui la schiavitù al giudizio. Il compito dell’uomo è quello di ampliare il più possibile il ventaglio interiore di interpretazione. Più lettere, colori e suoni conterremo e più riusciremo a vedere la realtà per quella che è: transpersonale.

5) Cantautorato melodico romantico il tuo, ma non sdolcinato, tra Samuele Bersani, Vasco Rossi e Gino Paoli ( a cui hai dedicato una canzone), faresti mai del rock?

Sì lo farei molto volentieri. Ho scritto in questi giorni un pezzo in quella direzione. Siamo già in studio per registrare il nuovo disco…

6) Esistenzialismo, amore, società, senso della vita, sono i temi trattati nei tuoi testi, come vede il mondo Andrea Romano?

Come ti dicevo prima cerco di vedere il mondo al di fuori di me. Non sempre ci riesco ma sempre ci provo. Amo la realtà, la considero di gran lunga migliore della fantasia. Questo perchè la fantasia del creato è imbattibile… (bella questa… la posto su fb)

7) “Se io fossi vento” una bellissima canzone dedicata a tuo padre, cosa ti ha regalato questa sua figura importante?

Mi ha regalato l’esempio. La capacità di insegnare senza insegnare. Non mi ha mai detto nulla, mi ha sempre lasciato libero di sperimentare e sbagliare. Aveva una grande fiducia in me e io la sentivo. In questo modo mi ha “fregato”. Lui era un puro, pur vivendo concretamente. Mi ha fatto scoprire l’etica senza mai insegnarla. Ho la fortuna di aver con me ancora mia madre che incarna il principio materno del “vai bene così come sei”.

8) Andrea Romano da ragazzo ascoltava?

Battisti su tutti, poi, crescendo: Fossati, Caputo, Jovanotti, Sinatra, Jamie Cullum, Capossela, Bersani, Gino Paoli…

9) I tuoi progetti futuri?

Il disco nuovo tra qualche mese. Tra poco uscirò con un singolo e dal 19 ottobre sarò a Parigi con i quadri (www.cutlog.org)

http://www.andrearomano.it/


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